IL PARCO NATURALE " 1° Maggio" di CHIARAVALLE (AN)
La vicenda della realizzazione del parco si è svolta nei termini e nei tempi sotto indicati, ci potranno essere alcune inesattezze rispetto allo svolgersi dei fatti, dei tempi, e dei dati, ma sostanzialmente quanto sotto descritto non si discosta dalla realtà che può essere verificata dagli atti deliberativi che hanno riguardato la realizzazione dello stesso.
Con il Piano Regolatore Generale approvato dal Ministero dei LL.PP nel 1968, veniva superato il Piano di Fabbricazione del 1949 (così veniva chiamato e secondo gli urbanisti Pompei e Bonomi era un ottimo Piano). Il PRG come approvato dal predetto Ministero doveva prevedere tra le altre indicazioni che fossero rispettati gli indici di edificazione fondiaria e gli standard urbanistici previsti dal D.M. del 2-4-68, ovvero la dotazione minima di mq.18 per abitante o 100 mc di costruzione di verde pubblico attrezzato, per il gioco, lo sport i servizi. Nel piano adottato dal comune questi parametri erano fortemente carenti. Malgrado queste prescrizioni, si continuò nelle lottizzazioni presentate dai privati ad eludere queste importanti prescrizioni. Quando alla fine del 1972 assunsi l'incarico di assessore ai LL.PP. e Urbanistica, mi trovai a gestire oltre 10 lottizzazioni edilizie presentate dai privati ed approvate dalla commissione edilizia che non tenevano conto di quanto prescritto dal predetto D.M. Inoltre il calcolo delle cubature (gli appartamenti da costruire) erano circa il doppio di quelli previsti dall'interpretazione corretta dell'indice di edificabilità. I privati costruttori erano esentati dal pagamento degli oneri di urbanizzazione secondaria previsti per legge, come la cessione gratuita di mq. 18 ogni 100 mc. di costruzione da cedere gratis al comune per standard urbanistici come prescritto dal predetto D.M. Ai privati rimaneva soltanto di farsi carico delle strade, e degli impianti tecnologici ricadenti nelle lottizzazioni; ovvero costruzione delle strade, degli impianti acqua,gas, fognature e illuminazione pubblica. E spesse volte era una battaglia grossa per obbligare i privati a realizzare compiutamente queste opere.

Come cittadino di Chiaravalle, che insieme ad alcuni amici abbiamo sempre criticato, quei "pugni negli occhi" delle costruzioni e dei casermoni, in via della Repubblica, via 25 Aprile, Largo 2 Giugno, e quelli di corso Garibaldi, viale Montessori, via Giordano Bruno, viale della Vittoria, via della Pace, via Rossini, ecc., mi sono battuto affinchè non si ripetessero più quelle brutture. Per diversi anni grazie alla Variante specifica al PRG del 1974, il volto della città cambiò profondamente.

Successivamente si è tornati indietro. Ho voluto descrivere questa situazione per far comprendere che se si è realizzato il parco in oggetto ed anche gli altri: Salvador Allende, delle Querce, di quello dietro via Verdi e via Sacco e Vanzetti, Enrico Berlinguer, ma tutte le altre aree verdi per le scuole, i campi sportivi, la piscina, il bocciodromo, gli asili, i parcheggi, e le grandi e numerose aree per l'edilizia economica e popolare, ecc. non è che sia stato facile, tutt'altro! Ricordo una riunione con i costruttori edili di Chiaravalle e i loro tecnici che volevano impedire l'applicazione della Variante specifica.

Cercai di spiegare loro che fortunatamente il quadro legislativo era cambiato e che quindi se si voleva costruire ci si doveva adeguare ad esso. Da quell'orecchio non ci sentivano, compresi i loro tecnici. Qualcuno disse: chiudiamo la stalla dopo che sono scappati i buoi? Un altro vuoi il verde? Dipingiamo di verde i palazzi costruiti! Io dissi: "non sprechiamo e inquiniamo con tanta tinta, prendiamo un carretto e mettiamoci sopra un pannello verticale di legno, lo pitturiamo di verde e lo facciamo girare per Chiaravalle!" Ci lasciammo con la minaccia che al mattino seguente avrebbero portato le loro attrezzature e i loro dipendenti a protestare sotto il comune. Risposi loro che avrei spiegato ai lavoratori che non si sarebbero trovati in mezzo alla strada e che il lavoro non sarebbe mancato, come poi i fatti hanno dimostrato. Il mattino seguente e fino ad oggi non si è vista quella manifestazione annunciata! Un dato su tutti: con l'applicazione di quelle norme e con l'acquisizione a demanio pubblico delle aree per l'edilizia economica e popolare, il prezzo delle aree edificabili si ridusse da 25 mila lire al mq. di dieci anni prima (quando non si pagavano gli oneri di urbanizzazione e non si applicava lo standard di mq.18 gratuiti al comune e gli indici di edificabilità erano più alti) a 15 mila lire al mq. quando si iniziò a mettere a regime la Variante Specifica del 1974! In cinque anni 1975-80 il comune ha acquisito a demanio pubblico 211 mila mq, rispetto ai 139 mila dal 1861 Unità d'Italia al 1975 ovvero 114 anni! Ad ogni abitante sono stati garantiti al 1983 18 mq. come previsto per legge!

Se tutto ciò si è avverato posso serenamente affermare e ringraziare in particolare degli urbanisti che mi e ci hanno fatto capire e poi applicare la disciplina urbanistica, come amministrarla e far prevalere l'interesse collettivo rispetto a quello speculativo. Su tutti voglio ricordare e ringraziare gli architetti: Stefano Pompei ( l'urbanista del Piano Regolatore Perequativo), Franco Tinti, Oscar Stivali, che purtroppo ci hanno lasciato. Un saluto particolare al sempre "poliedrico" ed instancabile, amico dall'università di Stefano e mio caro amico, architetto Antonio Bonomi. Senza di loro sicuramente non avrei raccontato del nostro parco "1° Maggio". La lottizzazione (adottata nel 1974 ed approvata nel 1976) dove ricade il parco ha subito i tagli di cubatura sopra descritti, ha dovuto applicare gli standard di mq.18 abitanti per ogni 100 mc di costruzione, pagare gli oneri di urbanizzazione secondaria ( Mille lire al mc. di costruzione), costruire le strade e gli impianti tecnologici come previsto per legge. Poiché a margine della predetta lottizzazione era previsto dal PRG approvato nel 1968 una area urbana a verde pubblico di proprietà dei lottizzanti ( che visto l'andazzo e la lottizzazione precedentemente approvata, non sarebbe mai acquisita a demanio comunale). Il comune in virtù dell' approvazione della Variante Specifica del 1974 (che rimase per due anni "in frigor" in Regione cioè fino al 1976, perché cambiava le balorde politiche della pianificazione urbanistica fino a quel momento applicate). Per sbloccare lo stallo dichiarai ai responsabili politici regionali che avrei denunciato alla stampa la situazione. Pochi giorno dopo venne approvata! Immediatamente riprese la trattativa con i privati lottizzanti proprietari delle aree del parco, ed alla fine il tutto confluì nella convenzione stipulata, che per quanto riguardava l'area verde veniva nelle grandi linee così formulata: " oltre a tutto il resto, i privati lottizzanti cedono al comune l'intera area di 50.000= mq. al prezzo di lire 1.000= al mq. pari a 50 milioni di lire a scomputo di parte degli oneri di urbanizzazione secondaria previsti. Inoltre i predetti lottizzanti cedono gratuitamente al comune in base al D.M. 2-4-68 mq.16.000= di aree di loro proprietà. Ora non ricordo bene se erano 16 mila o più (vedere la convenzione), comunque oltre un ettaro di queste si sono aggiunte nell'area verde dove c'è l'attuale parco lungo via Giuseppe Di Vittorio, portando la superficie del parco a 60 mila mq. La restante parte delle aree è stata destinata sempre lungo la predetta via al campo di calcetto, di pallacanestro e giochi. Per verità storica, prima di questa lottizzazione analoga applicazione venne effettuata per la lottizzazione dove attualmente c'é il Palasport, la pista di pattinaggio ed il parcheggio. In seguito tutte le altre lottizzazioni "balorde" seguirono lo stessa sorte di queste prime due. Voglio ricordare Alfonso Sartini uno dei lottizzanti che prima di lasciarci, mi ringraziò per aver avuto la lungimiranza e la determinazione di aver creato il parco che indirettamente ha consentito a lui e agli altri lottizzanti di veder valorizzati i loro terreni edificabili.

Da qui inizia cronologicamente la realizzazione del parco. Premetto che mia moglie è di Cervia (RA), nell'ideazione mi sono ispirato al Parco Naturale di quella città (con la differenza sostanziale che quello era da sempre del demanio comunale e quindi più facile da realizzare). Con il geometra comunale in pensione Ivo Savini, molto professionale ed esperto, abbiamo cercato di abbozzare il progetto.

Ivo predispose il plastico e insieme al geometra comunale Antonio Savore, coadiuvato all'occorrenza dai geometra Marcello Piergigli e Giuliano Recanatesi, tirarono i piani dell'intera superficie. I fratelli Primo ed Umberto Pirani prestarono gratuitamente l'uso della ruspa, del motogreder, una ditta di Chiaravalle residente in via del Molino, fece altrettanto fornendo le più svariate macchine agricole.

Il Comune ebbe l'onere di contribuire con l'acquisto della nafta. Una volta che il geometra Savini tracciò i livelli di sterramento per la costruzione del laghetto e relativa isoletta, il volontario, mio amico Giorgio Martarelli per giorni e giorni sotto il sole cocente e con ustioni alle gambe ed alle braccia portò a termine l'opera. L'altro volontario e caro amico Bruno Fava, esperto di agricoltura "sul campo", dissodò per giorni e varie volte tutto il terreno con i macchinari a disposizione. I giardinieri in primis il capo, Amorino Cerioni e l'infaticabile e sempre presente, il compianto Giovanni Petraccini ( che poverino diversi anni dopo morì mentre conduceva il trattore), insieme ad altri colleghi (che non ricordo i nomi) predisposero le buche per la messa a dimora delle piante. La gran parte di esse donate dal Corpo forestale dello Stato, erano state interrate nel vivaio comunale vicino alla palestra delle scuole medie, poi vennero portate al parco 1° Maggio.

Oltre a queste si riuscì a mettere a dimora un paio di tigli che dovevano essere abbattuti per esigenze logistiche all'ex campo boario. Si lasciarono alcune piante che fungevano da inizio filari delle viti.

C'é da precisare che l'inaugurazione del parco avvenne non appena fu quasi terminata la realizzazione del laghetto. Infatti sulla cima dell'isoletta, come si può notare dalle foto e dal filmato si possono notare il direttore didattico, alcuni amministratori comunali, il geometra Paolo Agostinelli, il parroco don Folchitto e all'intorno le scolaresche e i loro insegnanti ed altri amministratori e dipendenti comunali che si sono impegnati nella realizzazione dell'opera. Successivamente e dopo i lavori sopraccennati, i muratori e i cantonieri, il caporale Ferruccio Sordoni, Bruno Medici, Emilio Belvederesi ed altri che non ricordo, predisposero la recinzione del laghetto. Questi ultimi,in particolare Medici Bruno,sotto le indicazioni dell'ufficio tecnico predisposero la costruzione delle spallette del ponte di collegamento con l'isoletta. I f.lli Pirani vendettero a prezzo stracciato le due travi in ferro per la costruzione della soletta del ponte. Poi con l'aiuto del nuovo arrivato tra i cantonieri Gualtiero Signoracci, bravo conduttore di mezzi escavazione terra, fu di grande aiuto nel settore, ed esperto nell'acquisto delle varie specie di uccelli. e di volatili. Come si vede da alcune foto, ci furono oltre a quelli accennati altri volontari di tutte le età (ne ricordo alcuni: i compianti Franco Cappelloni, Gianni Buldreghini "Pancho", Aldo Chitarroni e Gino Romagnoli. Bruno Cardinali, Marcello Borioni ed anche alcuni ragazzini tra i quali il figlio di Bruno Medici, mio nipote Massimo Marinelli, mio figlio Angelo, ecc. che aiutarono a mettere a dimora gli alberi e nella costruzione del recinto del laghetto, nell'annaffiare, specialmente i primi tempi le tantissime piante interrate. I primi due anni della messa a dimora le piante stentavano a crescere perché durante l'estate, malgrado la buona volontà degli "annaffiatori", necessitavano di più acqua ed in modo continuato. Il "genio contadino" di Giorgio Martarelli trovò la soluzione. Egli constatò una leggera pendenza del terreno che dalla parte verso il torrente Guardengo, che scendeva verso via Di Vittorio. Con il macchinario creò un canale nel terreno e vi immise l'acqua del pozzo (che alimentava sia il laghetto che i vari tubi per l'annaffiatura) in pochissimo tempo l'acqua tracimò dal canale e scese verso il basso. Nel giro di un paio di giorni tutto il terreno del parco fu "inzuppato" dopo poco tempo incominciò rapidamente la crescita di tutti gli alberi del parco. "l'esperimento" continuò per qualche anno fintanto che gli alberi non si irrobustirono nelle loro radici, ed oggi ne vediamo i risultati. Il caro Ivo Savini mi diceva sempre: "Se non metti a dimora gli alberi non li vedrai mai, oggi finalmente li vedi e tra una trentina di anni cosa diventerà questo parco rimarrai sbalordito!" Avevi ragione caro Ivo, purtroppo tu non hai potuto vedere questo spettacolo! Un episodio che non dimenticherò mai riguarda il riempimento con l'acqua del pozzo del laghetto. Il pozzo esisteva da tempo, prendeva acqua da una falda molto ricca. In accordo con l'esperto di pompe sommerse il caro amico Bebi Cioccolanti, sostituimmo con una pompa più potente quella esistente. Era una giornata di pioggia intensa e volevamo riempire al più presto l'invaso perché incombeva a breve la festa del 1° Maggio. Bebi si calò giù nel pozzo ed io con la carrucola e la corda con la pompa attaccata ad essa dovevo coordinare i movimenti per farla inserire come voleva lui. Il lavoro durò diverse ore dal dopo pranzo fino a notte fonda, eravamo sfiniti ed infreddoliti. Bebi mi disse che un lavoro così non gli era mai capitato, ma si vedeva che era soddisfatto. Premette il pulsante e il getto d'acqua che venne fuori poco dopo era molto potente. Ci demmo il cambio per quella notte per controllare che tutto filasse liscio. Già al mattino la superficie del fondo era quasi tutta coperta, ci vollero altri due giorni per riempire l'invaso e lo spettacolo ci commosse. Ricorderò sempre le parole nel suo dialetto di Umberto Pirani: "el fondo de ceretà (l'argilla) e come quello di un bicchiero; l'acqua, non passa sotto!" Era vero! Il riciclo dell'acqua é garantito dall'immissione della tubatura nel laghetto e dal getto d'acqua in mezzo allo stesso. Lo scarico avviene nella tubatura che lo porta al torrente Guardengo. Il lago c'era, come l'isoletta, però mancavano oltre che la crescita delle erbe e dei cespugli, i volatili. Come aveva promesso, un caro amico, collega di lavoro Giordano Marchini si era impegnato a donare al parco due oche cignate (ancora oggi svolazzano le eredi di quelle). Giordano era affascinato di questa realizzazione che sostenne sempre convintamente. Mi parlava con entusiasmo del parco cittadino che aveva visto a Faenza e ne era rimasto colpito. Non lesinò mai il suo impegno per il miglioramento del nostro parco. Ma almeno ha potuto vederlo e goderselo poi per alcuni anni. I nostri giardinieri citati e Gualtiero Signoracci, su mia proposta si incontrarono con l'assessore delegato al verde parchi e giardini, il creatore di "Cervia città giardino" Germano Todoli. Germano li accompagnò a visitare il parco naturale, dove poterono apprendere nuove conoscenze. Con l'occasione Todoli e il direttore del parco donarono al comune di Chiaravalle dei pavoni ed altri volatili. Due anni fa su invito di mia moglie il figlio di Todoli, Riccardo venne a Chiaravalle e si incontrò con il sindaco Damiano Costantini ed insieme a Sergio Refi (un altro volontario, appassionato di urbanistica) ed il sottoscritto facemmo visita al parco 1° Maggio e Riccardo ne fu molto colpito e si permise di dare alcuni consigli. Consigli che grazie alla sua esperienza e relativi risultati (la città di Cervia vinse il primo premio a Vancouver per i migliori giardini), sono preziosi. Riccardo, l'anno scorso ci ha lasciati, ma la sua esperienza sarà sempre preziosa. Gualtiero, Amorino, Giovanni, riuscirono nel giro di qualche anno ad arricchire di cigni bianchi e neri, di anatre mandarine, di quelle mute, di oche e di uccelli di varie specie , compreso "il semaforo", il fagiano dorato (come lo definì Giorgio Martarelli). costruirono sull'isoletta i nidi, comprese le attrezzature per la schiusa delle uova e poi installarono alcune uccelliere a ridosso della recinzione, che fanno la gioia dei più piccoli e di ammirazione per i grandi. Ci sono stati due episodi che mi hanno fatto arrabbiare e che mi hanno raccontato i giardinieri e si riferiscono all'imbecillità di alcuni umani. Poco tempo dopo il ripopolamento dei volatili un "cacciatore" sparò verso l'interno del lago. Un altro imbecille con una lunga canna colpì e uccise una papera muta. Ma madre natura ha provveduto di suo: alcune specie di uccelli fanno sosta e nidificano all'interno del recinto e dell'intero parco! Alla fine degli anni '70 le Ferrovie dello Stato costruirono un muro a ridosso della ferrovia verso il parco, in modo da tutelare il traffico ferroviario e di conseguenza garantire l'incolumità all'interno del parco. L'opera fu progettata ed eseguita dal geometra Cascia Ivo, fratello dell'ex sindaco e Senatore di Jesi Aroldo. Successivamente (non ero più assessore) le FF.SS a seguito del progetto di raddoppio ferroviario Orte-Falconara in accordo con il comune di Chiaravalle, convenirono di eliminare il muro suddetto e una parte del parco e del laghetto verso la ferrovia per favorire la velocità dei treni. La superficie del parco ceduta alle FF.SS, venne restituita a spese della predetta azienda nella parte che dal boschetto noci arriva al margine del torrente Guardengo. Ho appreso successivamente da fonti ben informate, che si poteva ovviare a questo intervento, demolendo una casa colonica e che l'operazione sarebbe costata molto meno. Il tutto era per evitare 2 (due secondi) di ritardo tra Falconara e Roma... Il raddoppio dopo 40 anni non é ancora terminato. Quindi immaginate il ritardo accumulato! L'altra questione che mi è andata di traverso è la realizzazione dopo anni dall'inaugurazione di quella croce in ferro e relativo dosso, prima del cavalcavia ferroviario. Pur di soddisfare "le visioni o le traveggole" di una persona, l'amministrazione comunale ha permesso questa sconcezza! Qui non si tratta di rispetto o meno della religione, ma di prendere per fessi i cittadini! Aveva ragione il mio caro amico ed ex consigliere comunale Sergio Suardi (altro volontario), che incavolandosi non si tratteneva dal dire: "questo parco da fastidio ad alcuni e fintanto che non riescono a danneggiarlo e a sminuirne il significato non saranno contenti! "Cavaliere", caro Sergio, avevi ragione e mi raccomando da lassù cerca di respingere tutti quelli che vorrebbero farlo fuori! All'inizio degli anni '80 la Cassa di risparmio di Jesi dette un contributo per arricchire di essenze arboree il parco. La ditta Conti di Senigallia, in accordo con i giardinieri comunali provvidero a mettere a dimora una nuova serie di alberi tra i quali una sequoia (che ora non vedo più) che hanno diversificato il patrimonio boschivo del parco. Di vicende legate al parco ce ne sarebbero tante, ma per far comprendere ai posteri quanto è stato duro, doloroso e difficile realizzarlo mi sento di descriverne alcune molto significative. Quando nel 1980 si decise di realizzare la Festa del 1° maggio venne fuori da parte di tutta la giunta comunale, che non sapevano nulla del parco! Adducevano che non c'erano delibere, atti, ecc. Inoltre che erano all'oscuro dell'inaugurazione avvenuta due anni prima, ed alla fine cercarono di accusarmi di vari reati. Per fortuna che gli atti deliberativi, le convenzioni, le foto che scattai e il filmato in super 8 girato dal futuro consigliere comunale Carlo Ricci e la visione presso l'Ufficio Tecnico del progetto e del plastico redatti dal geometra Ivo Savini, smentirono ed accusarono i detrattori che ed erano tanti. Il giorno della festa del 1° Maggio questi miei accusatori divennero "le guide" del parco, accompagnando e spiegando ai visitatori l'importante realizzazione, alla quale avevano contribuito... Gli avversari politici si buttarono a pesce in questa situazione. In uno scantinato di un edifico di nuova costruzione in via Gramsci, ci fu un allagamento del seminterrato, gli avversari denunciarono che l'allagamento era dovuto alla realizzazione del laghetto, distante in linea d'aria più di un km! Un mio amico Elio Vitali, li dissuase di specularci sopra, perché dopo pochi giorni venne fuori che una tubazione interna dell'acqua aveva causato il danno. Poi si accanirono tramite manifesto contro i volontari perché sostenevano che li avevamo pagati in nero! In attesa che denunciassero la cosa alla Procura della Repubblica, mi premunii facendo firmare dichiarazioni ai vari volontari che avevano prestato il lavoro gratuitamente, come alle Ditte che avevano prestato i macchinari. Nel mio archivio ho ancora queste dichiarazioni e copia del manifesto. Dopo molti anni, il mio caro amico e maestro di ripetizioni alle elementari, Mancini Michele, deportato nei lager nazisti, partigiano Onorario e cittadino Benemerito di Chiaravalle, non conoscendo tutti i retroscena che in parte ho sopra spiegato, si è scusato con me in qualità di oppositore politico. E' rimasto sconvolto! Michele oramai é acqua passata, il parco c'é! Per fortuna che le varie organizzazioni cittadine, la Pro-Loco si danno da fare per vivacizzare questa importante struttura. Dalla fine degli anni '70 e fino ad oggi il 1° maggio diviene grazie alle associazioni un grande incontro. Nel passato si incominciò a raccogliere delle oblazioni, come si vede da alcune foto di allora, per arricchire e sviluppare il parco. Personalmente ritengo che esso vada potenziato in alcuni aspetti, come ad esempio: collocare in un'area (come ho visto in altri parchi) gli animali domestici e quelli da lavoro dei campi di tanti anni fa. (buoi di razza marchigiana, cavalli, asini, muli), in modo che i bambini e le nuove generazioni vedano dal vivo questi animali. Inoltre cercherei di istituire un breve percorso con canalizzazione dell'acqua che dalla presa del pozzo, attraversi qualche pezzo di prato per confluire nel laghetto. Le cose sarebbero tante, come un locale armonizzato con l'insieme per raccontare la storia visivamente e di tutto quello che esso contiene, esperienze in tal senso ce ne sono tante. Sarebbe urgente e utile che il fondo del laghetto venga ripulito dagli escrementi dei pesci e dei volatili e ripristinare un livello adeguato di acqua, altrimenti c'è il rischio che tutto possa estinguersi per mancanza di ossigeno. Nel passato non sono mancate scolaresche e relativi insegnanti sia locali che provenienti anche da altri comuni che si sono interessati a questo parco che ha incominciato ad avere una risonanza più vasta, ma penso non sia sufficiente, perché ritornare indietro é sempre possibile. Agli alunni, ai giovani, ma penso a tutti credo sia interessante tenere presente oggi e per il futuro queste parole dell'urbanista Edoardo Salzano: " Il ragionamento e il lavoro sugli standard strettamente s'intrecciano con quelli sulla pianificazione e gestione del territorio, di cui costituiscono un aspetto determinante. In effetti, uno dei decisivi "parametri" per valutare la sostanza politica di un piano urbanistico é indubbiamente costituito dal rapporto tra spazi pubblici e spazi privati: in altri termini, tra le aree destinate agli usi della collettività in quanto tale, acquisibili dall'ente pubblico, e le aree lasciate alle destinazioni, alle utilizzazioni (e alle proprietà) private. E' intorno a questo rapporto che si sono combattute memorabili battaglie; è sull'entità di questo rapporto che si sono misurate la volontà progressiva e democratica e l'indipendenza dagli interessi della speculazione delle amministrazioni comunali; è nel modo in cui questo rapporto si è trasformato, da astratto disegno, a concreto possesso e uso, che si è verificata la capacità realizzatrice degli eletti del popolo." Mi auguro che quanto scritto da Salzano, le nuove generazioni sappiano tradurre nei fatti il destino delle nostre comunità. Sono fiducioso, perché l'iniziativa, la competenza e la passione della Professoressa Eugenia Genny Giorgetti docente presso l'Istituto " Podesti-Calzecchi- Onesti" di Chiaravalle insieme all'impegno dei suoi allievi che stanno mettendo sulla conoscenza dei luoghi simbolo di Chiaravalle e il sito sul parco "1° Maggio" per classificare le piante dello stesso e di come è stato realizzato, rappresentano un salto di qualità da sostenere. Da parte mia, oltre questo scritto metterò a disposizione, come concordato con l'insegnante, delle foto e dei video che potranno aiutare una maggiore conoscenza dei temi che affronterete. Parafrasando un Padre della Patria, Piero Calamandrei, riferendosi alla libertà. Mi sento di dire: "che il verde pubblico, quello boschivo e forestale sono come l'aria, ti accorgi quando non ce l'hai!". Sono fiducioso in voi alunni e nei giovani, l'esempio, il coraggio e la determinazione della ragazzina Greta Thunberg, mi fanno ben sperare anche per il futuro del nostro parco "1° Maggio". Arrivederci e buon lavoro.
Gianni AQUILI
Chiaravalle, 16 Maggio 2019